Santa Maria in Celsano

Una lettura teologica dell'icona mariana

Sull’altare maggiore del Santuario di Santa Maria in Celsano è custodita da secoli un’antica tavola dipinta, che rappresenta Maria che allatta il Bambino, affiancata da quattro santi di difficile individuazione, e questo anche a motivo di rozzi restauri. Si tratta di un dipinto che, pur riecheggiando i caratteri dell’arte bizantina, si presenta con uno stile più plastico e concreto, ma non privo di contenuto biblico-teologico e spirituale. I tratti ieratici dei volti delle antiche icone sono qui sostituiti da un’espressione più naturale e umana.

Tradizioni diverse fanno risalire questa tavola all’XI-XII sec. oppure al XV sec. Nel complesso essa risulta alquanto danneggiata sia per il tempo e ancor più per i probabili maldestri restauri subiti nel corso degli anni, tanto da sembrare di rozza fattura. È comunque un’icona interessante che legata alle vicende della Chiesa, dovrebbe appunto provenire dall’Europa Orientale dove si incontrano icone mariane della stessa tipologia di questa di Santa Maria in Celsano.

Lo sfondo della tavola è di colore blu tempestato di stelle formate dall’intreccio delle lettere greche "chi" e "iota" - l’antico monogramma cristologico - attraversate da una barra. È un richiamo alla “stella cristologica”; essa allude a Cristo, “stella radiosa del mattino” (Libro dell'Apocalisse 22,16) venuta a squarciare le tenebre e a portare la salvezza, simbolicamente richiamata - come dicono Sant'Agostino e altri scrittori antichi - dal numero otto, tanti quanti sono i raggi delle stelle.

Su questo sfondo risalta la figura di Maria. Indossa una veste rossa trapunta di gigli dorati, simbolo dei Reali d’Ungheria fin dal XIII sec. Si tratta, pertanto di un richiamo araldico che allude alla dignità regale di Maria, la "Theotokos" [in greco: Madre di Dio], e, allo stesso tempo, anche alla sua verginità (Vangelo di Matteo 1,22). A questo fa riferimento anche la stella dipinta in forma ornamentale sulla sua spalla destra, che spicca sul mantello azzurro, colore quest'ultimo che richiama la creaturalità di Maria.

Lo stato di conservazione della tavola non ci consente di vedere le altre due stelle che dovrebbero essere sulla fronte e sull’altra spalla. Queste stelle alludono alla verginità di Maria prima, durante e dopo il parto come, fin dai primi secoli, sostengono gli scrittori antichi, ad esempio Sant'Efrem e Sant'Ambrogio nel IV sec., San Girolamo, Sant'Agostino, San Leone Magno nel V sec., e come la Chiesa ha sempre professato e continua a professare. Questa stessa definizione la si trova espressa ufficialmente per la prima volta da parte della Chiesa con il Concilio Lateranense (649), universalmente accettato sia in Occidente che in Oriente: "Maria persistit semper in virginitatis integritate ante partum, in partu, et perpetuo post partum" (Denz. 256). E in un tempo più vicino a noi questa verità di fede è stata ribadita dal Concilio Vaticano II (cf Lumen Gentium 57; Catechismo della Chiesa Cattolica, n.499).

Maria ha in braccio il Bambino. Come la Madre, anch'egli indossa una veste rossa: Gesù è il Figlio di Dio, anch’egli Dio come il Padre (Vangelo di Giovanni 1,1.14,9). Il suo volto è quello di un giovane adulto. Con la Chiesa professiamo che Gesù è "ho Logos" [greco: la Parola], la Parola del Padre per mezzo della quale tutte le cose sono state fatte (Vangelo di Giovanni 1,3; Lettera ai Colossesi 1,15-16). Dio Padre, che fino all’incarnazione del Figlio aveva parlato per mezzo dei Profeti, ora si è reso visibile in Lui (Lettera agli Ebrei 1,1-2).

Gesù è adagiato tra le braccia della Madre; con le sue mani sostiene la mano con cui ella gli porge il seno per nutrirlo. Possiamo leggervi una verità di fede: Gesù è vero Dio, ma anche vero uomo, e come ogni creatura che nasce ha bisogno di essere nutrito dalla madre per vivere. Il Figlio guarda la Madre il cui sguardo però non incrocia il suo. Egli è lo svelatore di “Colui che è” (in greco: "ó ┼Źn"), il Nome con cui Dio si è fatto conoscere da Mosè sul Sinai senza farsi vedere, il nome di Colui che nessuno può vedere in volto, ma che ora noi possiamo conoscere nel Figlio.

Lo sguardo di Maria è diretto verso di noi quasi a volerci invitare a sostare in contemplazione davanti al Figlio suo venuto per donarci la salvezza, come allude la croce inserita nell’aureola che gli circonda la testa.

Davanti a quest’icona possiamo pregare con  le parole di Giuseppe l’Innografo, un poeta siculo del IX secolo che nei suoi versi inneggia allo splendore della Vergine che allatta il Bambino: «Tu porti colui che tutto porta e nutri colui che dà cibo a tutti. Grande e tremendo il tuo mistero, o Vergine Madre di Dio, arca venerata della santificazione» (da Gharib Georges, Le icone mariane, storia e culto, 1993, p. 97).

Suor Maria Franca Tricarico fma

(31/10/2012)

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