Quella lampada sempre accesa

La fede al tempo del Coronavirus
La preoccupazione e diciamo pure l’angoscia del momento presente, dovute all’inarrestabile avanzata del virus che sta contagiando tante persone e mette in seria difficoltà l’assistenza sanitaria, sono diventate palpabili non solo nelle regioni del nord Italia, ma anche da noi qui a Roma. Tutti siamo cordialmente vicini ai colpiti dal morbo, soprattutto a coloro che lottano con la morte, alle loro famiglie, e ai tanti che lavorano nell’ambito medico che stanno dando prova di ammirevole generosità nel loro servizio verso chi soffre. Le disposizioni dell’autorità pubblica, nel loro susseguirsi, descrivono la gravità della situazione che appena qualche giorno fa non appariva tale, almeno stando ai commenti e agli approfondimenti che tutti seguivamo in tv. 
 
Naturalmente la Chiesa condivide questa situazione persone perché è nel mondo. Certo, tutti ci siamo chiesti il perché di certi divieti, ma insomma nessuno di noi è medico o epidemiologo, per cui è giocoforza fidarsi e affidarsi a chi guida e dall’alto vede più di noi. Confusione di notizie e pareri, allontanamento dei fedeli dal luogo di preghiera, e – è notizia di oggi – limitazione nei movimenti solo ai motivi gravi, tutto questo ci è rapidamente caduto addosso come un macigno. 
 
Ma la Messa continua ad avere il suo valore anche quando nessuno, a parte il Sacerdote celebrante, vi partecipa fisicamente; e la preghiera che ciascuno fa, non nel luogo sacro, ma – forzatamente – a casa, magari ascoltando il Rosario alla radio o via web, ha ugualmente il suo valore. Certo, in tempi normali diremmo che non è la stessa cosa. Ma questo non è un tempo normale. È un’emergenza. 
 
E noi non fuggiamo, siamo tutti qui. I preti sono ancora nelle loro Chiese. Il Signore è ancora nel tabernacolo, in mezzo al suo popolo che sta attraversando un deserto pieno di difficoltà e paure. La preghiera sale ancora dagli altari al Cielo, per tutti, anche per coloro che non credono in Dio. La luce della fede non è spenta e non si spegnerà. La lampada della fede non è stata messa sotto un tavolo, è stata solo spostata un po’, in attesa che tutto, speriamo presto, torni alla normalità. 
 
Stampa news