Non c’è dolore che Cristo non possa capire

 

La Messa annuale celebrata in suffragio di coloro che sono vittime della violenza del mondo in cui tutto è di fretta e tutto è superficiale, lancia un messaggio di speranza per affidarsi a Dio nonostante tutto, nonostante la sofferenza e pensare a ciò che è eterno. Cristo infatti viene a dirci che la vita è eterna e questo, senza togliere il dolore e la mancanza, ci apre alla speranza che la vita sarà forte anche nel dolore. Il punto è sempre quello: imparare a fidarci di Dio, come Maria che ha detto: “ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola”.

Nell’appassionata omelia il Vescovo ha affermato: “la Parola di Dio è la risposta all’angoscia e alla fragilità dell’uomo; dobbiamo ascoltarla per avere la certezza che non siamo mai abbandonati nel dolore, ma per capire questo dobbiamo guardare a Gesù crocifisso: non c’è dolore umano che Cristo non possa capire; Cristo è accanto a chi soffre, perché ha condiviso tutto della nostra vita, eccetto il peccato, e vuole liberarci dalla paura, dal peccato, dalla morte e donarci la speranza della vita oltre la morte, lui che è vivo e risorto e nel suo pane ci dona la forza del suo amore e della sua risurrezione”.

Attenti, volti di genitori e fratelli segnati dal ricordo di una sofferenza che non passa. Mons. Ruzza ha detto: “è vero, ora siamo distaccati dai nostri cari, ma un domani tutti ci ritroveremo nel Signore; Cristo viene a riconquistare il cuore dell’uomo per riportarlo a Dio; il peccato ci ha dato il dolore, la rabbia, la paura; Cristo vince tutto questo e ci guida nel cammino di ritorno a Dio. E’ Cristo che può togliere la forza distruttiva del peccato e far sorgere la forza dell’amore e della fede in Dio. Permettiamogli di consolarci e di mostrarci la vita eterna, lì dove tutti ci ritroveremo nella vita e nell’abbraccio di Dio”.

La celebrazione è stata arricchita dai canti del Coro de La Storta guidato da Tonino Pirocci, accompagnato all’organo da Sandro Leoni. Al termine, sulle note del canto “Io credo, risorgerò”, con i tristi rintocchi della campana, i presenti hanno onorato la memoria dei propri cari deponendo sull’altare, sotto lo sguardo della Madre della Consolazione, un lume acceso; è questo, come sempre, il momento più intenso di questa preghiera che è giunta alla nona edizione e che vuole aiutare, come ha ricordato il Parroco, un modo per pregare e non dimenticare e per stare vicino alle famiglie provate dal dolore, nel segno della fede e della speranza.

Dopo la celebrazione il Vescovo, accompagnato da Valerio Pane, ha visitato il Museo storico del Santuario e si è vivamente complimentato con i volontari per il servizio di accoglienza che svolgono in favore di pellegrini e visitatori. 

Andrea Santi
foto: Daniele Baiano